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Informazioni sulla posta elettronica

La tutela della Privacy nella tracciabilità internet e ricezione di posta elettronica

La tutela della Privacy diventa un argomento sempre più delicato nella sua gestione, soprattutto con l’incremento delle tecnologie moderne. E’ lecito, per il datore di lavoro istallare software che tracciano la navigazione in internet del proprio dipendente? E’ possibile ricevere delle mail private nell’account professionale? E fino a che punto queste informazioni sono protette dalla privacy? Le linee Guida per posta elettronica e Internet sono state ulteriormente dettate dal Garante della Privacy nella Gazzetta Ufficiale n°58 del 10 marzo 2007 specificano che le informazioni di carattere personale nell’attività lavorativa sono tracciate spesso con molta difficoltà. Non c’è dubbio, però, che “è illecito il controllo sistematico e continuo dei siti Internet visitati dai lavoratori anche se sono fornite istruzioni sull’uso della posta elettronica e di Internet, sottoscritte dai dipendenti per presa visione e accettazione”. L’istallazione di un software per la tracciabilità, anche se il dipendente sia consenziente, viola l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori e, la ben più antica – ma certamente non obsoleta – legge n° 300 del 20 maggio 1970 vieta l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Tale divieto può essere derogato nel caso in cui vi sia un accordo con le rappresentanze sindacali o sia un’esigenza organizzativa, produttiva o inerente alla sicurezza sul lavoro. Un altro argomento “caldo” è inerente alla posta elettronica. La mancanza di una specifica policy interna presuppone, per il lavoratore – o soggetti terzi – un adeguato livello di confidenzialità per le proprie forme di comunicazione. Il Garante della Privacy, a tal proposito, suggerisce delle direttive per evitare conseguenze incresciose: -creazione di indirizzi di posta elettronica condivisi tra più lavoratori (ad esempio: ufficioreclami@società.com, servizioclienti@società.com, etc.), da affiancare a quelli individuali (m.rossi@società.com, mario.rossi@società.it); -valutare la possibilità di attribuire al dipendente un indirizzo di posta elettronica differente per l’eventuale uso privato; -mettere a disposizione del lavoratore funzionalità di sistema per inviare automaticamente – nel caso di assenza – messaggi di risposta in cui si informa il destinatario di ulteriori modalità di recapito con la struttura in oggetto; -contenere in calce del messaggio un avvertimento ai destinatari della natura “non personale” dei messaggi e che le informazioni potrebbero essere lette anche dall’organizzazione di appartenenza del mittente.

 
 

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