Risarcimenti per le vittime dei preti dell’Ist. Sordomuti “A.Provolo” a Verona – Chiediamo che intervenga lo stato italiano

Vaticano, protesta delle vittime di preti pedofili: “Tolleranza zero”

Erano in 50 ieri a protestare in Vaticano con striscioni e magliette con sopra stampata la foto del loro aguzzino. Tante le testimonianze di abusi subìti e puntualmente messi a tacere: la rabbia dei manifestanti, che si rivolgono a papa Francesco, chiedendo chiarezza e giustizia.
Erano in 50 ieri a protestare in Vaticano con striscioni e magliette con sopra stampata la foto del loro aguzzino. Tante le testimonianze di abusi subìti e puntualmente messi a tacere: la rabbia dei manifestanti, che si rivolgono a papa Francesco, chiedendo chiarezza e giustizia
Così, nella giornata di ieri, in molti si sono riuniti per lanciare un forte messaggio rivolto alla massima istituzione della Chiesa.
A volto scoperto, indossando magliette con sopra stampata la faccia dei loro aguzzini, uomini e donne hanno manifestato contro quei membri del clero che avrebbero dovuto essere una guida e che invece, servendosi del loro ruolo, si sono macchiati degli infami reati di violenza sessuale e pedofilia. Non solo. Le vittime degli abusi si sono anche rivolte direttamente a papa Francesco, chiedendo finalmente giustizia.

Il sit in, paradossalmente il primo a verificarsi in Italia, è stato organizzato dall’associazione internazionale “Eca Ending Clergy Abuse” in collaborazione con l’ente italiano Rete l’Abuso.
La risposta del Vaticano è stata emblematica fin da prima che la manifestazione avesse luogo, dato che ai partecipanti è stato consentito di radunarsi nei giardini di Castel Sant’Angelo e non di certo in piazza San Pietro.
Ad ogni modo, una cinquantina di persone ha trovato il coraggio di sfilare mostrando foto e striscioni di protesta. In molti sono ex allievi dell’istituto per sordomuti Antonio Provolo (Verona), che ancora stanno aspettando un risarcimento per ciò che hanno dovuto passare.
Fra loro Giuseppe Consiglio, un tempo alunno di una scuola strettamente connessa al sopra citato istituto. “Le suore mi portavano nella chiesa di Santa Maria del Pianto e mi lasciavano solo con don Michele Agostino, che mi ha violentato ripetutamente. È stato molto difficile per me poter denunciare quello che mi facevano perchè non parlavo e non sapevo ancora nemmeno la lingua dei segni.”, racconta, come riportato da “Il Mattino”.
Alla protesta hanno partecipato anche Alessandro Battaglia ed Arturo Borrelli. Il primo era stato abusato sessualmente a 15 anni da don Mauro Galli di Milano, già condannato a 6 anni e 4 mesi. Insieme a lui ha sfilato anche la madre, che indossava una maglietta recante la scritta: “Mamma cattolica di una vittima di un prete”.
Borrelli, invece, è stato violentato da don Silverio Mura, un sacerdote di Napoli, che successivamente il cardinale Crescenzio Sepe inviò in un paesino del nord Italia, ad insegnare catechismo con un altro nome. “È stato chiaramente protetto dai vertici.”, affermano i manifestanti, che puntano il dito contro la palese omertà di cui spesso si sono macchiati gli organi della Chiesa. “Basta false promesse sulla tolleranza zero. Stop agli abusi dei preti”.

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Sit-in organizzato nell’ambito del Meeting italiano dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

Registrazione video della manifestazione “Sit-in organizzato nell’ambito del Meeting italiano dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero”, registrato a Roma mercoledì 3 ottobre 2018 alle ore 15:00.

L’evento è stato organizzato da Rete L’ABUSO.

Sono intervenuti: Francesco Zanardi (presidente della Rete L’Abuso), Arturo Borrelli, Alessandro Battaglia.

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Cattolicesimo, Chiesa, Francesco, Giustizia, Governo, Infanzia, Italia, Magistratura, Minori, Onu, Pedofilia, Prevenzione, Sacerdozio, Sessualita’, Stato, Suicidio, Vaticano, Violenza.

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Primo sit-in delle vittime dei preti pedofili: molti vengono da Verona.

«Basta false promesse sulla tolleranza zero. Stop agli abusi dei preti». Lo hanno chiesto una cinquantina di vittime italiane della pedofilia del clero che nel pomeriggio di oggi, 3 ottobre, nei giardini di Castel Sant’Angelo, a Roma hanno tenuto una manifestazione di protesta proprio nel giorno in cui in Vaticano si è aperto il Sinodo dei vescovi sui giovani.

Il sit in è stato promosso dall’associazione internazionale di vittime «Eca Ending clergy abuse» a cui è associata la onlus italiana Rete l’Abuso. Molte delle vittime che hanno inscenato la protesta con striscioni e foto dei preti abusatori sono ex alunni dell’istituto per sordomuti Antonio Provolo di Verona che chiedono «risarcimenti» per le violenze che hanno subito.

Ma a Castel Sant’Angelo c’erano anche Alessandro Battaglia, la vittima di don Mauro Galli, il sacerdote della diocesi di Milano condannato il 20 settembre scorso a 6 anni e 4 mesi e, Arturo Borrelli, vittima del sacerdote della diocesi di Napoli, don Silverio Mura. Battaglia ha indossato una t-shirt con la scritta «Abusato da don Mauro Galli a quindici anni» e ha parlato abbracciato alla madre che a sua volta si è mostrata con indosso la scritta: «Mamma cattolica di una vittima di un prete».

«Vogliamo far riflettere soprattutto il Papa – ha spiegato Battaglia – e dirgli innanzitutto che noi non ci pieghiamo. Secondo, che deve mantenere le promesse sulla tolleranza zero non come nel mio caso. Io sono stato abusato nel 2011 a 15 anni nella parrocchia di Rozzano. Il prete in questione subito dopo essere stato denunciato dalla mia famiglia, due giorni dopo, è stato spostato dal monsignore vicario di zona che era il suo responsabile, ancora a contatto con i bambini a 20 km di distanza nella parrocchia di Legnano. Ora don Mauro Galli è stato condannato con una sentenza a suo modo storica, è un primo passo anche per quanto riguarda la magistratura. Ma quel monsignore è stato promosso arcivescovo e adesso è qua al Sinodo dei giovani nominato come relatore. Questo nella Chiesa di papa Francesco non può accadere. Dov’è la coerenza?».

«Sono stato abusato a 13 anni da don Silverio Mura – ha raccontato invece Borrelli -, una violenza che mi ha rovinato la vita. Adesso, dopo un servizio delle Iene, abbiamo scoperto che il prete stava in un paesino in montagna a 800 km da Napoli a insegnare Catechismo sotto falso nome. È stato chiaramente protetto dai vertici».

Ai giardini di Castel Sant’Angelo anche la testimonianza di Giuseppe Consiglio, sordomuto, ex alunno dell’Istituto Fortunata Gresner di Verona collegato con il Provolo. «Sono stato abusato nel ’94 quando frequentavo l’istituto. Le suore mi portavano nella chiesa di Santa Maria del Pianto e mi lasciavano solo con un sacerdote che mi ha violentato ripetutamente. È stato molto difficile per me poter denunciare quello che mi facevano perché non parlavo e non sapevo ancora nemmeno la lingua dei segni».

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Abusati dai preti In 50 al sit-in in Vaticano

«Basta false promesse sulla tolleranza zero. Stop agli abusi dei preti». Lo hanno chiesto una cinquantina di vittime italiane della pedofilia del clero che questo pomeriggio nei giardini di Castel Sant’Angelo, in fondo a via della Conciliazione, hanno tenuto una manifestazione di protesta proprio nel giorno in cui in Vaticano si è aperto il Sinodo dei vescovi sui giovani.

Il sit in è stato promosso dall’associazione internazionale di vittime «Eca Ending clergy abuse» a cui è associata la onlus italiana Rete l’Abuso. Molte delle vittime che hanno inscenato la protesta con striscioni e foto dei preti abusatori sono ex alunni dell’istituto per sordomuti Antonio Provolo di Verona che chiedono «risarcimenti» per le violenze che hanno subito. Ma a Castel Sant’Angelo c’erano anche Alessandro Battaglia, la vittima di don Mauro Galli, il sacerdote della diocesi di Milano condannato il 20 settembre scorso a 6 anni e 4 mesi e, Arturo Borrelli, vittima del sacerdote della diocesi di Napoli, don Silverio Mura. Battaglia ha indossato una t-shirt con la scritta «Abusato da don Mauro Galli a quindici anni» e ha parlato abbracciato alla madre che a sua volta si è mostrata con indosso la scritta: «Mamma cattolica di una vittima di un prete».

«Vogliamo far riflettere soprattutto il Papa – ha spiegato Battaglia – e dirgli innanzitutto che noi non ci pieghiamo. Secondo, che deve mantenere le promesse sulla tolleranza zero non come nel mio caso. Io sono stato abusato nel 2011 a 15 anni nella parrocchia di Rozzano. Il prete in questione subito dopo essere stato denunciato dalla mia famiglia, due giorni dopo, è stato spostato dal vicario di zona che era il suo responsabile, monsignor Mario Delpini, ancora a contatto con i bambini a 20 chilometri di distanza nella parrocchia di Legnano. Ora don Mauro Galli è stato condannato con una sentenza a suo modo storica, è un primo passo anche per quanto riguarda la magistratura. Ma mons. Delpini è stato promosso arcivescovo dal Papa e adesso è qua al Sinodo dei giovani nominato come relatore. Questo nella Chiesa di papa Francesco non può accadere. Dov’è la coerenza?».
«Proprio come cattolica sono delusa – ha detto la madre di Alessandro Battaglia -. Perché io credo in Dio e continuo a credere in quella parte di Chiesa che non è marcia, ma sono assolutamente determinata a dire quello che non va bene».

«Sono stato abusato a 13 anni da don Silverio Mura – ha raccontato invece Borrelli -, una violenza che mi ha rovinato la vita. Adesso, dopo un servizio delle Iene, abbiamo scoperto che il prete stava in un paesino in montagna a 800 chilometri da Napoli a insegnare Catechismo sotto falso nome. È stato chiaramente protetto dai vertici».

Ai giardini di Castel Sant’Angelo anche la testimonianza di Giuseppe Consiglio, sordomuto, ex alunno dell’Istituto Fortunata Gresner di Verona collegato con il Provolo. «Sono stato abusato nel ’94 quando frequentavo l’istituto. Le suore mi portavano nella chiesa di Santa Maria del Pianto e mi lasciavano solo con don Michele Agostino che mi ha violentato ripetutamente. È stato molto difficile per me poter denunciare quello che mi facevano perché non parlavo e non sapevo ancora nemmeno la lingua dei segni. Questo prete non è stato condannato e vive ancora dentro l’istituto Provolo».

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Pedofilia: a Roma sit-in vittime Italia

“Basta false promesse sulla tolleranzazero. Stop agli abusi dei preti”. Lo hanno chiesto una cinquantina di vittime italiane della pedofilia del clero che questo pomeriggio nei giardini di Castel Sant’Angelo, in fondo a via della Conciliazione, hanno tenuto una manifestazione di protesta proprio nel giorno in cui in Vaticano si è aperto il Sinodo dei vescovi sui giovani. Il sit in è stato promosso dall’associazione internazionale di vittime “Eca Ending clergy abuse” a cui è associata la onlus italiana Rete l’Abuso. Molte delle vittime che hanno inscenato la protesta con striscioni e foto dei preti abusatori sono ex alunni dell’istituto per sordomuti Antonio Provolo di Verona che chiedono “risarcimenti” per le violenze che hanno subito. Ma a Castel Sant’Angelo c’erano anche Alessandro Battaglia, la vittima di don Mauro Galli, il sacerdote della diocesi di Milano condannato il 20 settembre scorso a 6 anni e 4 mesi e, Arturo Borrelli, vittima del sacerdote della diocesi di Napoli, don Silverio Mura.

 

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