Perché molti udenti usano dire “sordomuto”.

Brevi riflessioni sull’uso, da parte della maggioranza delle persone udenti, della parola “sordo” e della parola “sordomuto”.
Ciao a tutti!
Oggi segnerò relativamente a due parole della lingua italiana, legate alla comunità sorda. Premetto dicendo che sono udente di madrelingua italiana. Dunque, le due parole in questione sono “sordo” e “sordomuto”. Entrambe le parole sono di uso corrente e contengono differenze di significato. Come sono utilizzate dalla maggioranza delle persone udenti? Sulla base della mia esperienza mi sembra di capire che “sordo” sia legato a coloro che, nati udenti, diventano sordi da anziani, per incidenti o imprevisti. Vi porto un esempio di frase tipica: “Sai, mia nonna è anziana, ha più di ottant’anni! È diventata sorda e sono costretta a urlare [per farmi sentire]”. Un altro esempio: “Sai, lui ha lavorato in fabbrica per molti anni, e come sai in fabbrica c’è molto rumore. Beh, è diventato sordo!” Questi sono esempi di frasi ricorrenti legati al concetto di “sordo”. Invece la parola “sordomuto” sembra essere legata alle persone nate sorde o divenute tali in precoce età. Vi porto un esempio: “Lui? Ah, sì, lo conosco da una vita! Il sordomuto? Certo che lo conosco!”

Perché gli udenti usano queste parole in questo modo? I motivi sono numerosi. Credo che ciò avvenga per mancanza di contatto o conoscenza della comunità sorda; per mancanza di informazioni o per informazioni errate (per esempio, se in un articolo di giornale trovo la parola “sordomuto” sono portata a pensare che sia corretta e pertanto ne persevero l’utilizzo); per una questione di abitudine protrattasi nel tempo; oppure magari perché alcune persone sorde anziane (io stessa ne ho incontrate) dicono “sordomuto” in quanto quella era la parola che si usava tempo fa: se io, udente non in contatto con la comunità sorda, che conosce però quella persona sorda anziana che si dice sordomuto, beh, è chiaro che se si autoidentifica come sordomuto allora [penserò che] quella sarà la parola giusta.

È importante però dire che non c’è alcun intento offensivo nella parola “sordomuto”.

Beh, allora significa che pure io posso usare la parola “sordomuto”, perché mai non la scelgo? Intendo dire, la parola non ha intento offensivo, è tramandata nel tempo, è come un’eredità linguistica e culturale che è giunta fino a me, potrei voler salvare quella parola, preservarla nell’uso; sono nata e cresciuta circondata da persone che dicevano “sordomuto”, mi sono abituata a sentirla e l’ho assimilata, quindi potrei continuare a utilizzarla. In realtà scelgo di non usare la parola “sordomuto”: perché?

Perché tempo fa ho incontrato la comunità sorda, e mi è stato spiegato, mi sono state date informazioni, sono stata educata. Ho guardato, ascoltato, capito. Io e tante altre persone abbiamo capito, riflettuto e modificato il nostro linguaggio.

Penso che se una persona o un gruppo si identificano come a, b, c, d, e, qualsiasi cosa, se c’è autoidentificazione, allora chi è all’esterno di quel gruppo deve rispettarlo. Ciò significa che se la comunità sorda dice “noi siamo sordi, rigettiamo la parola sordomuti”, gli altri devono prestare ascolto e utilizzare le parole corrette, perché questo significa rispettare le persone che ne fanno parte.

Bene, ho finito di segnare, grazie per l’ascolto!
Ciao a tutti 🙂

 

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